L’Italia è la più vulnerabile ai disastri naturali in Europa

Nel 2022 la regione europea più vulnerabile in assoluto era la Calabria, per la quale l’indice è pari al livello 10, il massimo, seguita da Campania e Sicilia. Ha un valore di 210 miliardi il conto dei disastri ambientali che negli ultimi 40 anni hanno colpito il nostro Paese, quanto le risorse del Pnrr. Nello stesso arco temporale l’Italia ha subito un terzo dei danni arrecati complessivamente a tutti i paesi della UE. Ben 1 piccola e media impresa su 4 è minacciata, perché localizzata in comuni a rischio frane e alluvioni e presenta una probabilità di fallire del 4,8% più alta di quella delle altre imprese una volta che si sia verificato l’evento avverso. A confermarlo è il Focus Censis Confcooperative dedicato ai danni da disastri naturali e climate change. Ed ecco perché la cura del territorio non è un costo, ma un investimento sul sistema paese. La regione più vulnerabile stando a quanto riportato dallo studio condotto dal Disaster Risk Management Knowledge Centre (DRMKC) del Joint Research Centre (JRC) della Commissione Europea è la Calabria mentre il Friuli-Venezia Giulia è la regione italiana meno vulnerabile, seguita da Liguria e dalla provincia autonoma di Trento. Nella classifica delle province, il poco invidiabile primato spetta a Reggio Calabria. Lo studio evidenzia come in Europa l’Italia sia il Paese più vulnerabile alle catastrofi naturali – come testimoniato dall’elevata frequenza di disastri ambientali, come le alluvioni in Emilia-Romagna del 2023 – con un indice di vulnerabilità pari a 5,9. Ma cosa significa essere “vulnerabile” alle calamità naturali? La stima del rischio consiste essenzialmente nel valutare i possibili impatti di determinati pericoli naturali (terremoti, erosione del suolo, alluvioni, siccità, etc.) sui beni esposti a tali pericoli e ponderarne la vulnerabilità.